Un castello si era formato verso il Duecento attorno al preesistente Priorato camaldolese di S. Salvatore,
configurandosi come « castello monastico », dipendente da quello di S. Giacomo delle Mandriole, mentre su quasi tutto il
territorio del castello continuò ad esercitare fino al sec. XIV i diritti feudali la vicina Abbazia di S. Elena, pur essendo entrato verso la metà del Duecento a far parte del Contado di lesi. Della rinnovata cinta muraria, realizzata tra il Trecento e il Quattrocento e restaurata nel 1503 dopo i danni del
terremoto, rimangono anche se con rimaneggiamenti successivi il perimetro ed alcuni torrioni, « in complesso si tratta di un piccolo interessante castello medioevale che conserva aspetti suggestivi del suo remoto passato ». La prepositura di S. Salvatore accolse i monaci del
monastero della Romita delle Mandriole quando nel 1451 questo per volere di Martino V fu ceduto ai Francescani, conoscendo nei decenni seguenti un periodo di notevole sviluppo. Nel 1460 circa nella chiesa del monastero viene affrescata la più antica immagine di S. Floriano a noi giunta, dipinta,
contrariamente alla tradizione che lo voleva soldato, in abiti rinascimentali e con in mano il .pallio; nel 1513 poteva contare alle sue dipendenze una quarantina di chiese. Qualche anno più tardi, 1516 è la data incisa sul portale, la vecchia chiesa «venne radicalmente rimaneggiata salvando peraltro alcuni preziosi pezzi della chiesa precedente, quali l'ambone, il
tabernacolo, il fonte battesimale, probabilmente risalenti al periodo in cui era stata affrescata l'immagine di S. Floriano ». Il monastero venne soppresso da papa Innocenzo X nel 1652 e la cura d'anime trasferita al clero diocesano. Fuori delle mura del castello sul principio del sec. XVII si costruì una piccola chiesa, ora sconsacrata e fino al 1985
adibita ad asilo infantile, in onore della Vergine di Loreto; nell'unico altare sul muro v'era un dipinto raffigurante « la
Santa Vergine titolare con sotto ai lati i santi Sebastiano e Rocco». Comunità
autonoma del contado di Jesi per oltre sei secoli e mezzo, il comune di Poggio Cupro fu soppresso sotto
Napoleone I nel 1812 ed aggregato a Maiolati; proprio in questa circostanza si fece il tentativo, non riuscito, di sottrarre al territorio di Massaccio l'Eremo delle Grotte per includerlo in quello di Poggio e quindi in quello di Maiolati. Con decreto di papa Leone XII in data 21 dicembre 1827 Poggio Cupro fu sottratto alla giurisdizione di Maiolati unendolo a Massaccio; seguirono vive proteste dei maiolatesi ma la S.
Congregazione del Buon Governo le respinse il 5 luglio 1828 come inaccettabili ed esagerate II. Comunque la definitiva conciliazione
tra Massaccio e Maiolati in merito ai confini tra Poggio e Scisciano si ebbe
solo il 12 febbraio 1843. Si era forse dimenticata la più che secolare decisione pontificia, se su richiesta
delle superiori autorità il consiglio comunale di Cupra Montana dovette il 10 aprile 1965 procedere al
«riconoscimento ufficiale della frazione denominata Poggio Cupro ». Le strette vie interne non hanno attualmente un nome
specifico: lo avevano negli ultimi decenni dell'Ottocento come risulta dal Catastino Urbano 1886;
Piazza di fronte alla chiesa, Piazzola formata dalla piccola rientranza di una via,
La Chiesa, Proferno, Cuccarini, Casarini, Paradiso, Palazzi, e nella parte più alta,
Castello, dove, al civico n. 789, fino a qualche decennio fa era in attività un « Molino
ad olio ad una ruota », due antiche macine sono ancora visibili una delle quali reca inciso il nome abbreviato del
costruttore o proprietario e l'anno 1858; al civico n. 777 invece c'era la scuola comunale. L'unico accesso al castello
era indicato da via La Porta nella cui parte interna è ancora un affresco raffigurante Madonna con Bambino attribuito a
Pietro Paolo Agabiti dipinto circa il 1529; in una casa privata unita all'arco del castello vi è un residuo di affresco
attribuito allo stesso Agabiti e realizzato nel medesimo periodo, raffigurante la Madonna col Bambino e Santi: « Sembra che
il lavoro sia quanto rimane di un ciclo di affreschi più ampio che doveva comprendere anticamente tutta la parete della
stanza [...] tanto più che tutto l'antico edificio dovrebbe essere stato a suo tempo un convento ». Superata la porta a destra c' era il forno della comunità, una data e il nome del muratore graffiti su un intonaco
interno datano una sua ristrutturazione verso la fine del Settecento; nelle vicinanze, al civico n. 876, c'era un altro molino ad olio ad una macina. Un mattone con la scritta « 1810 M.M.F.F. » posto sulla parete esterna della casa dell'attuale Poggio Cupro n. 2 segna la data della sua costruzione o
rimaneggiamento. Raccolto nelle sue mura l'abitato di Poggio Cupro ebbe il suo primo lampione per
l'illuminazione notturna solo nell'ottobre 1880, inizialmente in funzione soltanto per sei mesi; una fiera programmata per il 16 agosto di ogni anno
fu definitivamente istituita nel 1884, variandone però la data al 14 maggio. La strada che ora circonda il tracciato delle mura
castellane è sorta sul riempimento del fossato del castello che alla fine del Cinquecento
era ancora parzialmente scoperto. I terreni immediatamente digradanti a valle verso il fiume Esino dalle mura e dal fossato, genericamente chiamati
de reto al castello, erano ricchi fino al secolo scorso di magnifici
vigneti. Il monumento ai caduti ubicato sull'area ricavata dopo la costruzione del muro di sostegno dov' era la rampa di accesso al castello, fu inaugurato il 21 giugno
1973, fu realizzato da B. Crosara su disegno di Alfredo Nocchi. Il recente (1986)
restauro del torrione e di parte delle mura castellane è un esempio palese di come si possano valorizzare antiche
strutture recuperandole al progressivo sfacelo e rendendole fruibili all'interesse del visitatore e alle indagini dello storico e di come potrebbe essere «rigenerato» tutto il non grande abitato del castello che mantiene sostanzialmente
intatta l'antica configurazione.
|