| C'è nel pittore cuprense una forte predisposizione allo stupore, un accordo spontaneo,
immediato con la semplicità magica del paesaggio agreste, che in un attimo di profonda emozione egli fissa sulla tela, senza badare ai dettagli, preoccupato solo di cristallizzare l'attimo estetico della visione globale causa, di quella emozione. Forse proprio per comunicare il gusto, I'ebrezza di tale stupore in una sorta di invito a farne
anche noi l'esperienza, è nata in Piattella l'idea di una simile mostra tematica sul mondo contadino di ieri. Diversamente da altri paesaggisti che nel tentativo di riprodurre un ricordo intenso con la
maggiore fedeltà possibile, ritornano sul quadro con il ragionamento, il calcolo per aggiungere i
particolari mancanti, quasi per essere sicuri di non aver scordato nulla dell'immagine impressa nella lastra della memoria, Piattella è privo di tale ansia del dettaglio e perciò non perde la bellezza assoluta
dell'insieme della visione. In occasione del ricevimento del primo premio ORUC, Università di Camerino, il critico d'arte Pascol Colletti, nel motivare tale alto e meritato riconoscimento ottenuto dal Piattella, sostenne che, se è vero, come è vero, come dice il De Santis, che: per "ben dire" occorre "ben sentire" i paesaggi dell'irrequieto pittore cuprense, le sue casupole, le sue strade nelle loro modulazioni di toni, di colori, ci danno una gamma di sfumature che, sfuso con l'equilibrio del disegno ci presentano il suo "ben dire", senza quella ricerca manieristica, cara agli aberrati del nuovo per il nuovo. Ed il suo "ben
dire" è frutto di una lievitazione soggettiva del sentire prima, concretazione del dire poi
- conclude il Colletti. In altre parole, le immagini che si staccano nei quadri di Piattella, più che il frutto di una
percezione essenzialmente visiva di un dato oggettivo reale sono la concretizzazione sulla tela di una
rivelazione istantanea che l'estatica contemplazione dell'oggetto reale ha prodotto nell'intimo dell'artista. Non solo; nella pittura georgica di Piattella c'è anche il tentativo di mostrare le cose sorprendenti che l'abitudine nasconde o che il presente nevrotico ci impedisce di vedere quando ci toglie il tempo della contemplazione e del silenzio da cui unicamente possono scaturire
lo stupore ed il senso di pace. Le scene campestri di Piattella sono vivide, quasi come se l'autore stesso volesse rianimarle ancora sulla tela per scongiurare l'ultimo oblio. La vita è presente ovunque nei suoi quadri, tinta di bianco e di nero, di verde e soprattutto di ocra, come già detto, dinamica e contemplativa, dura ed idillica, spontanea e rituale, ma sempre
piena, radiosa e serena. |