| I soggetti di Piattella molto spesso non sembrano riflettere la luce nelle tonalità distinte riflesse dalla composizione dei materiali degli oggetti rappresentati. Essi sembrano, al contrario, nutrirsi di una stessa
calda fonte luminosa che li avvolge e li colora in maniera pressoché uniforme. E i soggetti allora si distinguono tra loro più per le differenze di tonalità di uno stesso colore diffuso che per il tratto del disegno. È come se i quadri del Piattella respirassero a livello epidermico una stessa linfa, che a contatto con gli oggetti, trasmette loro un po' del suo peculiare pigmento. Anche
lo spazio per Giò non sembra esistere tanto in se quanto nella definizione degli elementi che
lo compongono e che egli rende con macchie colorate, buttate giù sulla tela con immediatezza, a larghe pennellate. Ogni momento del quadro è spazio e paesaggio. La natura non è mero sfondo dove giganteggiano i gruppi di figura umana, è anzi un tutt'uno con essi, con i vendemmiatori, i mietitori, ecc. che a loro volta compongono il paesaggio. Non a caso, tra l'altro, le figure umane, nei suoi quadri, sono colte rarissimamente in primo piano. È come se il pittore avesse percepito nei suoi pesaggi agresti una perfetta osmosi tra il contadino di "ieri" e la terra su cui lavorava. L 'uno sembra aver bisogno dell'altro, in armonico equilibrio, come in rapporto di amore ricambiato. Dalle varie scene di lavoro agreste del Piattella inoltre non emerge la fatica del vivere contadino, bensì il senso di solidarietà, l'ilarità sanguigna che si esprime in splendidi stornelli a squarciagola che sembrano fare da contrappunto ai vigorosi raggi solari. Tutte le immagini georgiche di Piattella non hanno un carattere parabolico, non nascondono cioè qualcosa, ma categorico ed in quanto tale esprimono chiaramente un'idea e la trasmettono. E forse il messaggio è proprio in quella voglia tutta speciale che hal'uomo, prima che il pittore di
riassaporare quei colori, quegli odori, quei sudori del semplice mondo contadino di ieri. Il pittore di Cupra Montana non si specchia nelle sue immagini però, ma vi è realmente preso, fa corpo con
esse come una delle figure umane presenti nei suoi paesaggi. Giò costruisce, potremmo dire, un paesaggio a
dimensione nuova, per cui è l'immagine del paesaggio ad essere vera e cioè quello che lui ci
trasmette di suo della natura e non quello che i suoi occhi hanno semplicemente fotografato in essa. Le immagini georgiche scaturite dal pennello di Piattella divengono perciò sublimi non
perché siano in realtà così e l'artista è riuscito a descriverle e riprodurle, ma
perché sono cariche di significati, di analogie multiple che interagiscono con i ricordi
nostalgici e le aspettative del pittore, stimolando l'immagine di chi le osserva nel quadro. Immagini dunque cariche di
significati profondi, che si collocano al limite tra realismo e trascendenza, in una sorta di "altro stato" di
musiliana memoria, dove per un attimo e profondamente si può cogliere il fascino del senso o del mistero delle cose.
Prof. Enrico Stolfi |