Giò Piattella: il Pittore menestrello della serena e laboriosa vita dei campi

GIO' PIATTELLA ama definirsi "artista autodidatta" forse per una sorta di rispettosa riverenza nei confronti degli accademici della pittura o forse più semplicemente per scrollarsi di dosso qualsiasi etichettatura, magari di post-impressionista o altro. Una cosa è comunque certa: il pittore cuprense è un artista davvero inconsueto. Approdato, non proprio giovanissimo alla pittura e per lo più a livello di hobby, tiene alla sua fama di artista semplice, immediato; fresco e genuino ed a buon diritto. Uomo dalle molteplici risorse, vispo e sempre innamorato della vita, non è riuscito a fermarsi neppure di fronte alle bizze del suo cuore "matto" e generoso. Ha sempre trovato nella esplorazione solitaria, quasi eremitica della natura impervia delle montagne e di quella lussureggiante delle campagne marchigiane la fonte principale di ispirazione per le sue raffigurazioni ed il deterrente migliore per reagire alle sue forzate soste in ospedale. Con il fisico del maratoneta ed il cuore del "fanciullino" egli percorre ancora oggi Km e Km lungo i pittoreschi saliscendi delle sue terre native (Domo) ed adottive (Cupra Montana), non solo alla ricerca dei suoi amati funghi di cui è ottimo segugio ed indiscusso cultore, ma anche per strappare alla natura, generosa di meraviglie, la materia necessaria per i suoi suggestivi paesaggi, per le mirabili nostalgiche scene di vita campestre colte nel loro aspetto laborioso e felice, quasi fossero ritagliate dai quadretti dell'età dell'oro delle odi di Orazio. I vignaioli, i seminatori, i mietitori ed in genere tutti gli umili lavoratori dei campi che Piattella ritrae nei suoi quadri pieni di suggestione sono -come dice molto bene il Cotulelli -"emblemi suasivi di una umanità primigenia ed incorrotta, sana e vigorosa, di un ideale di vita autentico che si svolge a tu per tu con la vita agreste secondo il ritmo dei giorni e delle stagioni -un po' come nelle Myricae pascoliane. E la vitalità semplice, ma intensa ed efficace del lavoro dei campi, si sposa nei suoi quadri con il vigore della calda luce solare che egli imprime prepotentemente con le sue ocre, le sue terre di Siena ed i suoi gialli ai paesaggi raffigurati. Giò Piattella, dice di lui l' Albonetti -"è un uomo schietto che cerca di esprimere quello che vede e quello che la contemplazione di ogni giorno gli ha suggerito nell'anima". E se spesso egli vede in ocra-giallo la natura, è forse questo colore primordiale, semplice, solare -usato non a caso dagli uomini delle caverne per le loro raffigurazioni artistiche -la migliore traduzione su tela della sua emozione di fronte alla natura contemplata.