|

|
PRESENTAZIONE
a cura di Maurizio Fileni
"Breve è la scelta per l'artista:
si tratterà di buscarne da tutti, sì!
Andare a/la malora, in perdita.
Lentamente-Ientamente: come s. Lorenzo,
che venne cotto in grate/la,
molto lentamente.
Non so se i suoi carnefici
fossero degli artisti. "
(L. Bartolini, Ladri di biciclette)
Talvolta mi domando chi dà il coraggio, ad un uomo, di pubblicare le
sue liriche.
Per un ricercatore è diverso: per un ricercatore di medicina, per esempio, di astrologia, di fisica o di altre scienze è
diverso: pubblica quello che ha visto, che ha studiato e basta. Semmai verranno, dopo di
lui, altri ricercatori che aggiungeranno, integreranno o confuteranno quello
che lui ha studiato. Quella scienza che ha studiato gli rimane comunque esterna ed anche se vi
profonde la sua competenza, le sue capacità ed il suo tempo, quasi mai vi è
coinvolto come persona. Il poeta (un artista in genere) no.
Per un poeta è diverso: quando pubblica rischia, mette a repentaglio la sua vita.
Tanto che mi domando perché un poeta, cioè un ricercatore dell'anima, della sua anima, voglia affrontare un simile rischio e dove trovi il
coraggio.
Chi glielo fa fare?
A mettere in piazza i suoi sentimenti e quello che passa nella sua mente e nel suo animo.
Chi glielo fa fare?
A denudarsi in pubblico.
Ad esporsi, quale zimbello, alla critica altrui. Chi glielo fa fare a mettere in piazza il suo animo
perché la gente ci possa frugare e lo possa criticare; lui, la sua persona, la sua sensibilità,
le sue più intime pieghe?
Chi glielo fa fare?
Solo l'amore: ecco la risposta.
Solo il più alto tra i sentimenti umani, il più forte che l'uomo possiede,
quello dell' amore appunto, può dargli il coraggio di intraprendere un' avventura simile e di affrontare un rischio così colossale.
Ecco perché in questi mesi (tanti mesi) sono stato vicinissimo a Franco
Cellottini: per fargli coraggio. Anche per lavorare al posto suo quanto non gliene andava o quando (senza
dirmelo) aveva in animo di
soprassedere a tutto e rinunciare alI' edizione.
Gli ho voluto far coraggio sapendo quanto fosse ardimentosa la sua avventura e quanto pericoloso il sentiero intrapreso.
Ed ecco perché lo presento.
La poesia.
La poesia non la si spiega: o la si capisce al volo o niente.
Spiegare la poesia è come spiegare un'emozione: o la si è provata oppure... niente.
Eppure, d'accordo coll'autore, mi sono preso la libertà di stendere alcune righe. Non tanto di critica letteraria (me ne
guardi il cielo, di questi tempi!!) quanto di pensierini che mi sono venuti nel mentre
leggevo e rileggevo queste liriche.
Dopo aver sostenuto, con tutti i mezzi, Franco Cellottini sono il primo a dire che non siamo in presenza di un poeta
consacrato o sulla strada della consacrazione.
Ha delle sbavature che è difficile correggere, lo so, e sarebbe indelicato
che io od altri lo facciano.
Talvolta, per esempio, è troppo attaccato e legato ad una inspiegabile voglia di rima (o a troncar le parole, per
esempio) tanto che lo si direbbe più uno stomellatore che un poeta.
Talvolta, essendo amatore ed autodidatta del genere lirico, ha felici intuizioni, osservazioni pungenti e geniali; ha balugini veramente
poetici; eppure, un verso dopo, lo scopri a corto di mezzi espressivi fino
alI'elementare ingenuità.
Si rintracciano in lui reminiscenze scolastiche (Leopardiane o Pascoliane, per esempio); reminiscenze anche ben digerite, non lo nego,
eppure, da queste, fa difficoltà a staccarsi tanto che vi rimane, qualche
volta, infelicemente impigliato.
Ma...
Ma, dopo tutto questo!, sento, ancora prepotente, l'interiore impulso a sostenerlo.
Con tutta sincerità.
Franco Cellottini è un innamorato.
Innamorato come un poeta.
Un innamorato di questa terra e soprattutto del Poggio di Cupra (non per altro, le sue più belle liriche sono proprio quelle dedicate al suo
Poggio).
Innamorato delle persone che lo hanno circondato e che per lui sono bagaglio genetico.
Gli abitanti del bel Poggio di Cupra possono essere fieri di avere tra loro una persona (non la sola a dire il vero) che ha dedicato spazio,
tempo e ingegno a questo genere letterario.
Possono essere fieri di annoverare, tra loro, Franco Cellottini.
Buona sofferenza, Franco.
|